Con prolasso genitale si intende la discesa verso il basso della vescica (cistocele), del retto
(rettocele) e dell’utero (isterocele) in combinazioni e livelli di gravità differenti. Si verifica, in questi
casi, un cedimento totale o parziale dei sistemi di sospensione e sostegno degli organi pelvici.
Il prolasso, problematica comune nelle donne a causa della conformazione anatomica della pelvi,
può presentarsi a seguito di sollecitazioni meccaniche (come il parto) o a indebolimenti dei tessuti
associati a carenze ormonali (menopausa).
A seconda della gravità, si possono distinguere prolassi di I grado (quando l’ organo prolassato, pur
spostato verso il basso, è ancora all’interno del canale vaginale), di II grado (quando affiora dall’ingresso vaginale, ma non fuoriesce), di III grado (quando sporge dall’ingresso vaginale) di IV grado quando è totalmente al di fuori.
Ci si può accorgere di questa problematica percependo una “pallina” che fuoriesce dalla vagina, un senso di peso pelvico con dolore riferito a volte anche a livello lombare, difficoltà a urinare o defecare, dolore ai rapporti sessuali e fastidio o dolore a livello genitale.
Nei casi meno avanzati del prolasso pelvico si può lavorare sulla muscolatura perineale per creare
un migliore sostegno a questi organi, riducendo la sintomatologia ed evitando o ritardando il più
possibile un eventuale intervento chirurgico di correzione.
Nei casi già avanzati, in cui l’intervento chirurgico è indicato, è consigliabile eseguire un percorso di
riabilitazione post intervento per recuperare a pieno le funzionalità della parte e prevenire
eventuali recidive.
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